FLl Wright vs Le Corbusier

da «CASABELLA» n 789, Maggio 2010
from «CASABELLA» n 789, May 2010

Frank Lloyd Wright
Le Corbusier, “Towards a New Architecture” (1928)
Francesco Dal Co

Con uno stile risoluto come una di quelle ringhiere ricavate da un tubo per il gas che concludono i suoi “nuovi” corpi aggettanti, Le Corbusier, che non è un sentimentale, viene a raccontarci che l’architettura in questa epoca della macchina produce effetti generati “dalla superficie e dalla massa” che abbiamo trascurato. Individua nelle linee e nelle superfici tese degli aeroplani, nei levrieri dei mari e in certe macchine che non hanno altra ragione d’essere se non quella di esprimere nella maniera più semplice la natura della necessità di cui sono il prodotto gli esempi di una “nuova” bellezza. Ha ragione.
“Gli stili”, sostiene, “non sono altro che le piume sui cappelli delle signore”. È, questo, il suo modo di esprimere la nostra posizione, che è una posizione di minoranza.
La Francia, il nostro prediletto venditore di mode, ha così colto il momento psicologicamente più adatto per indicarci una moda per l’architettura, per strappare le piume dal cappello che chiamiamo il nostro “Classico” e forse impossessarsi del cappello stesso.
Il fatto che tutto quello che Le Corbusier dice o intende dire fosse di casa qui in America, nell’architettura e nel lavoro di Louis Sullivan e mio, più di venticinque anni fa e viva ancora nelle costruzioni e negli scritti qui e all’estero, non ha per lui alcun peso.
La ragione che secondo Le Corbusier ha messo all’opera quelle due dimensioni in altri paesi durante questi anni, era la medesima che in America trovava espressione nelle tre dimensioni. È vero: si trattava di una posizione minoritaria, che è ancora tale. Ma come John Bright sosteneva appassionatamente rifacendosi alla Storia, la Minoranza ha sempre avuto ragione.
Quindi cosa potrebbe accadere? Che dalla posizioni sostenute dalla minoranza venga fuori una moda per l’Architettura Americana? La verità si farà avanti e una volta trovatala in altre posizioni di minoranza verrà, come al solito, riscoperta di nuovo in un qualche futuro –ma il “progresso” viene comunque prima.
Il nostro “Classico Americano” ha bisogno di venir spogliato dall’”estero” che tanto ha imitato e scimmiottato. Pertanto la Francia risulterà più efficace e convincente al riguardo di quanto non lo saranno alcuno o alcunché qui da noi, tanto più ora che la Macchina commerciale di Manhattan ha sopraffatto gli Architetti ed eliminato le loro cornici (il nostro cappello con la piuma).
Queste dichiarazioni offerte da uno straniero di passaggio applaudono quella vittoria e non deplorano affatto il colpo che la Macchina ha inferto al Classico. La Macchina va mostrando la sua forza. Il cappello con la piuma è ormai di traverso. Questa brezza fresca che ha soffiato dall’estero negli anni passati e che ora proviene dalla culla della Libertà si porta via il cappello e tutto il resto -d’altro canto il nostro atteggiamento psicologico per quanto attiene questioni riguardanti le Arti è noto.
Dunque che cos’è questa presa di posizione da parte di Monsieur? In realtà è essenzialmente una petizione in favore di un altro genere di edifici-immagine, secondo la quale è più opportuno astenersi dall’ordinare e rendere tutto severamente piano.
Per ciò che riguarda questo tema dell’Arte, il Francese è andato raramente a fondo; al più lui ha scoperto gli “effetti” superficiali più adatti ai tempi, ai luoghi, ai momenti. Non è una piccola virtù la sua e ha meritato onori al suo Paese.
Ma questo “fiuto” non basta. Trattandosi di questioni di architettura, una volta tanto la Francia rischia di ritrovarsi superata. La posizione di minoranza Americana, ormai definita, va più a fondo e il movimento Francese vedrà presto sconfitte le sue due dimensioni, “la superficie e la massa”, dalle tre che caratterizzano ciò che si fa in America. La terza dimensione che noi dobbiamo aggiungere alle due della Francia è la profondità.
È la qualità della profondità che sola può dare vita o senso alle altre due dimensioni e produrre quella integrità dell’Architettura che rende un edificio non meno organico di un albero.
“Superficie e massa” che il Francese di talento, fedele ai modi antichi del popolo cui appartiene, proclama i principali elementi dell’Architettura con i quali l’Architetto deve confrontarsi non sono in realtà elementi bensì prodotti. Lunghezza, larghezza, spessore non producono che due dimensioni, ambedue superficiali. Sin quanto non entra in gioco il terzo elemento che possiede la qualità della profondità che rende tutto completo e necessario, nulla accade in Architettura al di là di una rinfrescante apparenza di semplicità.
Ad una interpretazione dettata dallo spirito bisogna dare lunghezza, larghezza e spessore; lunghezza significa “continuità”, ampiezza “respiro”, spessore “profondità” e tutto deve essere reso coerente.
Stiamo imparando ad osservare gli “effetti” prodotti da questa coerenza e a desiderarli. In realtà stiamo cominciando ad esserne affamati. Ma non impareremo a produrli studiandoli dall’esterno; o li otterremo “dall’interno” oppure non creeremo alcunché e produrremo soltanto imitazioni dell’aspetto più ovvio di quanto osserviamo, aggiungendo ad altri un nuovo edificio-immagine, introducendo un nuovo suffisso, un ismo come tanti altri destinato a scomparire.
Ma io mi auguro che tutti coloro che sono impegnati a costruire o a mandare in malora gli Stati Uniti leggano questo libro di Le Corbusier. Bisognerebbe leggerlo soprattutto nelle università. E per ciò che riguarda l’unità del mondo, il cui spirito assume l’America come ideale, riferendosi all’Architettura e facendo quindi eccezione delle posizioni della minoranza, l’America la si trova molto più all’estero che in America. Data la natura delle nostre possibilità, del nostro tempo e della nostra collocazione, noi siamo il popolo che può dare al “Nuovo” l’espressione più alta. In questo senso noi siamo determinanti. Noi non riusciamo a coglierlo osservando noi stessi perché abbiamo imitato un vecchio mondo che ora vede in noi, da noi trascurata, l’espressione più alta che gli sia stato dato di conoscere di ciò che questo medesimo vecchio mondo è.
Pertanto: benvenuta Olanda, Germania, Austria e Francia! Quello che prendete da noi, noi lo riceviamo da voi con gratitudine. Non lo aveste preso, noi in quanto Nazione non lo avremmo mai conosciuto e neppure mai visto!